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foto antonio  1.jpgDenuncio al mondo ed ai posteri con i miei libri tutte le illegalità tacitate ed impunite compiute dai poteri forti (tutte le mafie). Lo faccio con professionalità, senza pregiudizi od ideologie. Per non essere tacciato di mitomania, calunnia o pazzia le accuse le provo con inchieste testuali tematiche e territoriali. Per chi non ha voglia di leggere ci sono i filmati tematici sul 1° canale, sul 2° canale, sul 3° canale Youtube. Non sono propalazioni o convinzioni personali. Le fonti autorevoli sono indicate.

Promuovo in video tutto il territorio nazionale ingiustamente maltrattato e censurato. Ascolto e Consiglio le vittime discriminate ed inascoltate. Ogni giorno da tutto il mondo sui miei siti istituzionali, sui miei blog d'informazione personali e sui miei canali video sono seguito ed apprezzato da centinaia di migliaia di navigatori web. Per quello che faccio, per quello che dico e per quello che scrivo i media mi censurano e le istituzioni mi perseguitano. Le letture e le visioni delle mie opere sono gratuite. Anche l'uso è gratuito, basta indicare la fonte. Nessuno mi sovvenziona per le spese che sostengo e mi impediscono di lavorare per potermi mantenere. Non vivo solo di aria: Sostienimi o mi faranno cessare e vinceranno loro.

 Dr Antonio Giangrande  

 

COLLANA EDITORIALE:
"L'ITALIA DEL TRUCCO, L'ITALIA CHE SIAMO"

«Le mafie ti rovinano la vita, lo Stato ti distrugge la speranza»

Dr Antonio Giangrande

I LIBRI DI ANTONIO GIANGRANDE

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Combatte per la LEGALITA’ e la tutela e la rappresentanza dei diritti di tutti i cittadini contro gli interessi di caste, lobby, mafie, massonerie. E’ nemico delle ideologie, che non ascoltano, ma impongono la loro visione delle cose, spesso con la forza. Unico strumento è l’informazione senza omertà o censura, tramite inchieste telematiche tematiche e territoriali; libri; film, ecc.

Cos’è la Legalità: è la conformità alla legge.

Ancora oggi l’etimologia di lex è incerta; i più ricollegano effettivamente lex a legere, ma un’altra teoria la riconduce alla radice indoeuropea legh- (il cui significato è quello di “porre”), dalla quale proviene l’anglosassone lagu e, da qui, l’inglese law.

Nella Grecia antica le leggi sono il simbolo della sovranità popolare. Il loro rispetto è presupposto e garanzia di libertà per il cittadino. Ma la legge greca non è basata, come quella ebraica, su un ordine trascendente; essa è frutto di un patto fra gli uomini, di consuetudini e convenzioni. Per questo è fatta oggetto di una ininterrotta riflessione che si sviluppa dai presocratici ad Aristotele e che culmina nella crisi del V secolo: se la legge non si fonda sulla natura, ma sulla consuetudine, non è assoluta ma relativa come i costumi da cui deriva; dunque non ha valore normativo, e il diritto cede il campo all'arbitrio e alla forza. La relazione che intercorre tra il concetto di legge e il concetto di luogo è insito nell’etimologia del termine greco nomos, che significa pascolo e che, progressivamente, dietro alla necessaria consuetudine di legittimare la spartizione del “pascolo”, ha finito per assumere questo secondo significato: legge. Ma nemein significa anche abitare e nomas è il pastore, colui che abita la legge, oltre che il pascolo; la conosce e la sa abitare. E nemesis è la divinità che si accanisce inevitabilmente su coloro che non sanno abitare la legge.

Da qui il detto antico “qui la legge sono io”. Conflittuale se travalica i confini di detto pascolo. Legge e luogo sono intrinsecamente connessi. Infatti, la nemesi della legge è proprio quella libertà commerciale che esige un’economia globale, che travalica tutti i confini, che considera la terra come un unico grande spazio. Insieme ai paletti di delimitazione degli stati sradica così anche la legge che li abita.

I greci, con Platone, avevano teorizzato l’origine divina del nomos. Obbedire alle leggi della polis significava implicitamente riconoscere il dio (nomizein theos) che si nasconde dietro l’ethos originario.

La conclusione di entrambi i percorsi - quello lungo e quello breve - dovrebbe condurre a definire la politica come scienza anthroponomikè o scienza di amministrare gli esseri umani. Nómos in greco significa "norma", "legge", "convenzione"; vuol dire "pascolo" e nomeus vuol dire "pastore": il procedimento dicotomico sembra condurre lontano dal nómos nel suo primo senso, a far intendere l'antroponomia come l'arte di pascolare gli uomini.

Cicerone adotta l’etimologia di lex da legere, non perché la si legge in quanto scritta, bensì perché deriva dal verbo legere nel significato di “scegliere”.

“Dicitur enim lex a ligando, quia obligat agendum”, Questa etimologia di “legge” si trova all’inizio della celebre esposizione di Tommaso d’Aquino sulla natura della legge, presente nella Summa theologiae.

Da qui il concetto di legge: “la legge è una regola o misura nell’agire, attraverso la quale qualcuno è indotto ad agire o vi è distolto. Legge, infatti, deriva da legare, poiché obbliga ad agire.”

Il termine italiano legge deriva da legem, accusativo del latino lex.

Lex significava originariamente norma, regola di pertinenza religiosa.

Queste regole furono a lungo tramandate a memoria, ma la tradizione orale - che implicava il rischio di travisamenti - fu poi sostituita da quella scritta.

Sono così giunte fino a noi testimonianze preziose come le Tavole Eugubine, una raccolta di disposizioni che riguardavano sacrifici ed altre pratiche di culto dell’antico popolo italico di Iguvium, l’attuale Gubbio.

A Roma, in età repubblicana, vennero promulgate ed esposte pubblicamente le Leggi delle Dodici Tavole, che si riferivano non più solamente a questioni religiose: il termine lex assunse così il valore di norma giuridica che regola la vita e i comportamenti sociali di un popolo.

Sul finire dell’età antica l’imperatore Giustiniano fece raccogliere tutta la tradizione legislativa e giuridica romana nel monumentale Corpus Iuris, la raccolta del diritto, che ha costituito la base della civiltà giuridica occidentale.

Dalla riscoperta del Corpus Iuris sono state costituite circa mille anni fa le Facoltà di Legge - cioè di Giurisprudenza e di Diritto - delle grandi università europee, nelle quali si sono formati i giuristi, ovvero gli uomini di legge di tutta l’Europa medievale e moderna.

La parola legge è divenuta sinonimo di diritto, con il valore di complesso degli ordinamenti giuridici e legislativi di un paese.

In questo senso oggi la Costituzione italiana sancisce che la legge è uguale per tutti, e afferma la necessità per ogni persona di una educazione al rispetto della legalità: una società civile deve fondarsi sul rispetto dei diritti e dei doveri di tutti i cittadini che trovano nelle leggi le loro regole.

Per millenni, tuttavia, il concetto di legge è stato collegato esclusivamente ad ambiti religiosi o sacrali, e per alcuni popoli ancora oggi all’origine delle leggi vi è l’intervento divino.

Pensiamo agli ebrei, per i quali la Legge - la Thorà nella lingua ebraica - è senz’altro la legge divina, non soltanto in riferimento ai Comandamenti consegnati dal Signore a Mosè sul monte Sinai - la legge mosaica - ma in generale a tutta la Bibbia, considerata come manifestazione della volontà divina che regola i comportamenti degli uomini.

Anche i Musulmani osservano una legge - la legge coranica - contenuta in un testo sacro, il Corano, dettato da Dio, Allah, al suo profeta Maometto.

Una legalità fondata sulla giustizia è dunque l’unico possibile fondamento di una ordinata società civile, e anche una delle condizioni fondamentali perché ci sia una reale difesa della libertà dei cittadini di ogni nazione.

Dura lex, sed lex: la frase, tradotta dal latino letteralmente, significa dura legge, ma legge. Più propriamente in italiano: "La legge è dura, ma è (sempre) legge" (e quindi va rispettata comunque).

Chi vive ai margini della legge, o diventa fuorilegge, si pone al di fuori della convivenza civile e va sottoposto ai rigori della legge, cioè a una giusta punizione: in nome della legge è proprio la formula con cui i tutori dell’ordine intimano ai cittadini di obbedire agli ordini dell’autorità, emanati secondo giustizia.

Il giusnaturalismo (dal latino ius naturale, "diritto di natura") è il termine generale che racchiude quelle dottrine filosofico-giuridiche che affermano l'esistenza di un diritto, cioè di un insieme di norme di comportamento dedotte dalla "natura" e conoscibili dall'essere umano.

Il giusnaturalismo si contrappone al cosiddetto positivismo giuridico basato sul diritto positivo, inteso quest'ultimo come corpus legislativo creato da una comunità umana nel corso della sua evoluzione storica. Questa contrapposizione è stata efficacemente definita "dualismo".

Secondo la formulazione di Grozio e dei teorici detti razionalisti del giusnaturalismo, che ripresero il pensiero di Tommaso d’Aquino, attualizzandolo, ogni essere umano (definibile oggi anche come ogni entità biologica in cui il patrimonio genetico non sia quello di alcun altro animale se non di quello detto appartenente alla specie umana), pur in presenza dello stato e del diritto positivo ovvero civile, resta titolare di diritti naturali, quali il diritto alla vita, ecc. , diritti inalienabili che non possono essere modificati dalle leggi. Questi diritti naturali sono tali perché ‘razionalmente giusti’, ma non sono istituiti per diritto divino; anzi, dato Dio come esistente, Dio li riconosce come diritti proprio in quanto corrispondenti alla “ragione” connessa al libero arbitrio da Dio stesso donato.

Pur battendosi per la legalità, Antonio Giangrande è colpito da ritorsione, indifferenza ed ingratitudine. Non una novità per le cose umane.

|11. Giunto in una città, incontrò dieci lebbrosi che stavano ai margini della strada. Ed alzarono la loro voce dicendo: "Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!”

12. E vedendoli, Egli disse loro: "Andate e mostratevi ai sacerdoti.” Ed avvenne che, mentre se ne andavano, furono purificati. Ed uno di loro, vedendo di essere guarito, tornò indietro e lodò Dio a gran voce e si prostrò col volto a terra davanti a Gesù, ringraziandoLo. Ed era un Samaritano.
13. E Gesù disse: "Non erano dieci ad essere purificati? Dove sono gli altri nove? Costoro non sono tornati indietro e non hanno lodato Dio come questo straniero.” E gli disse: "Alzati e vai per la tua strada. La tua fede ti ha risanato.” (
Luca 17, 11-19)|

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Il dr Antonio Giangrande, scrittore, accademico senza cattedra di Sociologia Storica, giornalista ed avvocato non abilitato, presidente nazionale dell’Associazione Contro Tutte le Mafie ed autore del libro “L’Italia del trucco, l’Italia che siamo”, è testimone del suo tempo. Egli rappresenta la realtà, spesso ignorata o rifiutata dai contemporanei, per riportarla a conoscenza dei posteri.

I suoi siti riportano i dossier su tutte le tematiche sociali e territoriali, con scritti, immagini e filmati. Gli uffici stampa riportano gli articoli attinenti le risultanze dei dossier.

Il libro è il sunto cartaceo di quanto telematicamente è pubblicato.

- L'ITALIA DEL TRUCCO, L'ITALIA CHE SIAMO - "Il libro bianco delle illegalità sottaciute", pedagogico ed informativo, riporta il sunto coordinato delle tematiche approfondite da libri ed inchieste giornalistiche, dati e documenti ufficiali.

Tematiche attuali ed universali di pubblico interesse nazionale, sezionate per argomento e per territorio, contenute sui portali associativi.

Nel libro si svelano gli abusi e le omissioni del sistema di potere e le collusioni e le omertà di una società civile codarda o indifferente.

Dietro la normalità propinata, si nasconde un'evidenza innegabile: un'Italia, da Nord a Sud, fondata sul trucco e sull'inganno.

Gli argomenti trattati sono le anomalie pertinenti: Politica e Pubblica Amministrazione; Mafia e Giustizia; Welfare; Economia; Informazione; Istruzione; Ambiente e Sport.

Verità oggettive che nessun editore ha voluto pubblicare e nessun organo mediatico ha voluto pubblicizzare.

Verità nascoste o dimenticate che rappresentano un'Italia tenuta al guinzaglio da un sistema di potere composto da caste, lobby, mafie e massonerie: un'Italia che deve subire e tacere.

AIUTACI A DIVULGARE LA VERITA’, PER CAMBIARE LA REALTA’

Un uomo deve chiedersi cosa può fare per lo Stato e non chiedersi cosa lo Stato può fare per lui. Un uomo fa il suo dovere, a dispetto delle conseguenze personali, nonostante gli ostacoli, i pericoli e le pressioni, e questo è il fondamento della moralità umana; in qualsiasi sfera dell'esistenza un uomo può essere costretto al coraggio, quali che siano i sacrifici che affronta seguendo la proprio coscienza: la perdita dei suoi amici, della sua posizione, delle sue fortune e persino la perdita della stima delle persone che gli sono care. Ogni uomo deve decidere da sé stesso qual è la via giusta da seguire; le storie che si raccontano sul coraggio degli altri ci insegnano molte cose, possono offrirci una speranza, possono farci da modello, ma non possono sostituire il nostro coraggio... per quello ogni uomo deve guardare nella propria anima". John Fitzgerald Kennedy (citazione, spesso, ripresa da Giovanni Falcone).

A chi gli chiede perché ha scritto il libro, Antonio Giangrande risponde: «“L’Italia del trucco, l’Italia che siamo” l’ha letto Agostino Cordova, che ha indagato sulla massoneria, divenendone vittima di ritorsioni. Il libro l’ha letto Ferdinando Imposimato, che ha indagato sul terrorismo, divenendone vittima di ritorsioni. Il libro sarebbe stato letto anche da Falcone e Borsellino, morti per mafia. Ognuno pensa che le disgrazie colpiscano solo gli altri, senza tener conto che gli altri siamo anche noi. Io sono il virus della verità che infetta le coscienze. Verità nascoste o dimenticate che rappresentano un'Italia tenuta al guinzaglio da un sistema di potere composto da caste, lobby, mafie e massonerie: un'Italia che deve subire e deve tacere. La “Politica” deve essere legislazione o amministrazione nell’eterogenea rappresentanza d’interessi, invece è meretricio o mendicio, mentre le “Istituzioni” devono meritarlo il rispetto, non pretenderlo. Il rapporto tra cittadini e il rapporto tra cittadini e Stato è regolato dalla forza della legge. Quando non vi è cogenza di legge, vige la legge del più forte e il debole soccombe. Allora uno “Stato di Diritto” degrada in anarchia. In questo caso è palese la responsabilità politica ed istituzionale per incapacità o per collusione. Così come è palese la responsabilità dei media per omertà e dei cittadini per codardia o emulazione. Chi si ribella come me ad uno stato di cose, in cui il vincente è destinato ad esserlo ancora di più ed il perdente è condannato ad esserlo ancora di più, è emarginato, condannato, affamato o ucciso. Non è sbagliato quello che dico, ma è sbagliato il posto in cui lo dico. Purtroppo qualcuno lo deve fare, perché il male vince dove il bene rinuncia a combattere. Solo i combattenti le battaglie giuste in una esistenza utile prestata ad aiutare gli altri, diventano eroi. Se soccombono sono Martiri. In una moltitudine di esistenze omologate, colluse o codarde, fotocopia di un modello comune imposto dal potere mediatico genuflesso a quello politico ed economico, il martirio rende immortali e indimenticati ».

LA SOMMA, CON CAUSALE ACQUISTO LIBRO, VA VERSATA CON:

NESSUN EDITORE LO HA VOLUTO PUBBLICARE E AUTO PUBBLICARLO E INVIARLO HA UN COSTO.

L'ACQUISTO DEL LIBRO E' UN ATTO ESCLUSIVO E SOLIDALE: LA SOMMA VERSATA VA A VANTAGGIO DELL'ASSOCIAZIONE PER LE SPESE E PER IL SOSTENTAMENTO.

SI PUO' INVITARE L'AUTORE IN MANIFESTAZIONI PUBBLICHE PER PRESENTARE L'OPERA E DISCUTERNE I CONTENUTI. DURANTE LA KERMESSE OGNI LIBRO COSTERA' 20,00 EURO FINO A ESAURIMENTO SCORTE.

L'EVENTO AVRA' RILEVANZA MEDIATICA E IL NOME DELL'ENTE SARA' INSERITO NEL SOTTOSTANTE ELENCO. IL RIMBORSO SPESE IN FAVORE DELL'ASSOCIAZIONE, FATTURABILE, E' DA CONCORDARE E DA ANTICIPARE.

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